Artista: DELIA
Titolo: SICILIA BEDDA
Etichetta: WARNER MUSIC
Edizioni: Copyright Control
Casa discografica: Warner Music Italia S.r.l.
Autori: Delia Buglisi, Fiat 131, Noemi Bruno, Carlo Avarello, Miriade (alias di Annalisa Andreoli e Tatiana Mele)
Genere: Pop
ISRC: ITQ002501869
Radio date: 21/11/2025
Il brano è una carezza dedicata a chi vive in un luogo meraviglioso che, però, troppo spesso, deve lasciare andare i suoi figli per permettere loro di crescere. Dentro c’è tutta la contraddizione di una terra che ti forma, ti nutre, ti dà identità, ma allo stesso tempo ti costringe a partire. Eppure, nonostante il distacco, “SICILIA BEDDA” resta sempre lì: un richiamo che non si spegne, una voce che da lontano ti sussurra che casa, in fondo, è ancora quella.
Nel pezzo, le radici del passato si intrecciano con il presente: non sono un peso, ma una forza. L’infanzia, i ricordi, i profumi, le immagini di quella terra diventano l’ossatura di ciò che sei oggi. Tutto converge in un orgoglio profondo, in quel senso di appartenenza che non svanisce neanche dopo chilometri di distanza.
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SICILIA BEDDA è questo: un omaggio a una terra che ti lascia andare, ma non ti lascia mai davvero.
Nata a Catania nel 1999, DELIA porta nella sua musica le radici della sua terra. Cantautrice e interprete, unisce formazione accademica e istinto viscerale, trasformando il siciliano in lingua universale e in voce autentica del suo mondo interiore. Dopo aver conseguito la laurea a ciclo unico (triennale e magistrale) al Conservatorio di Catania, sceglie di seguire con dedizione la sua vocazione artistica, intrecciando la solidità degli studi classici con la spontaneità della scrittura cantautorale. La sua cifra stilistica si muove tra folk e cantautorato, con uno stile emotivo e diretto, capace di restituire la forza e la delicatezza delle radici siciliane. Nel 2024 riceve un contratto discografico con il premio “miglior cantautrice” presso Isola degli Artisti, esperienza che le consente di collaborare con autori, musicisti e produttori di rilievo, oltre a esibirsi come opening act per artiste come Serena Brancale.
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Suli ventu mari
A genti c’arridi cu mu fa fari
A gghiriminni senza turnari
Cu mu fa fari, Sicilia bedda
Si pinsassi ca nu vasu di n’atra città
Iancu lariu ca nan tingi, n’teni virità
Lu me cori trubbuliatu, do fumu malandatu
Ca vo scappari e ddocu resta
Ci pruvai già a zumpari oltr’a stu muru d’acqua e sale
C’allinghi la realtà della mia terra
Suli ventu mari
A genti c’arridi cu mu fa fari
A gghiriminni senza turnari
Cu mu fa fari, Sicilia Bedda
Nata ai piedi del vulcano
U mari focu quagghiatu do friddu
Facce vecchie, appese, stese
Gocciano frasi a tradimento
Mamma ca mi schigghia forte n’atra vota nell’orecchio
“la terra è mare, sangue rosso che ci scorre dentro”
Suli, ventu, mari
A genti c’arriri cu mu fa fari
A ghiriminni senza turnari
Cu mu fa fari, Sicilia bedda
Muri di zumpari
E mari prufunni a oltrepassari
Tu terra mia, tu si l’amuri e vogghiu ristari
Sicilia bedda
Arrusbigghiamuni, carusi
Rumpemuli sti catini
Sta terra è da nostra
E ccà vulemu stari
(Sicilia bedda)
Suli ventu mari
A genti c’arriri cu mu fa fari
A ghiriminni, tu si l’amuri e vogghiu ristari
Sicilia bedda
Sicilia bedda
Sole, vento e mare.
Gente che ride senza sapere davvero cosa fare.
La voglia di andarmene senza tornare.
Che cosa mi fai fare, Sicilia bella.
Se pensassi che un bacio in un’altra città
fosse leggero come aria che non lascia traccia, senza verità,
il mio cuore resterebbe comunque agitato, come fumo disperso,
perché vuole scappare ma alla fine rimane.
Ho già provato a superare questo muro fatto di acqua e sale,
che inghiotte la realtà della mia terra.
Sole, vento e mare.
Gente che ride senza sapere davvero cosa fare.
La voglia di andarmene senza tornare.
Che cosa mi fai fare, Sicilia bella.
Sono nata ai piedi del vulcano,
dove il mare sembra fuoco solidificato dal freddo.
Volti antichi, immobili, appesi al tempo,
da cui cadono parole come piccoli tradimenti.
Mia madre mi parla ancora una volta all’orecchio,
dicendomi che la terra è mare,
sangue rosso che scorre dentro di noi.
Sole, vento e mare.
Gente che ride senza sapere davvero cosa fare.
La voglia di andarmene senza tornare.
Che cosa mi fai fare, Sicilia bella.
Ci sono muri da saltare
e mari profondi da attraversare.
Ma tu, terra mia, sei l’amore
e io voglio restare, Sicilia bella.
Svegliamoci, ragazzi.
Rompiamo queste catene.
Questa terra è nostra
ed è qui che vogliamo restare.
Sole, vento e mare.
Gente che ride senza sapere davvero cosa fare.
La voglia di andarmene,
ma tu sei l’amore e io voglio restare.
Sicilia bella.
Sicilia bella.
“Sicilia Bedda” è una canzone che racconta un legame profondo, viscerale e contraddittorio con la propria terra. Non è una celebrazione romantica e basta, ma un dialogo sincero tra amore e sofferenza, tra il desiderio di fuggire e l’impossibilità di farlo davvero.
La Sicilia viene descritta come un luogo meraviglioso e crudele allo stesso tempo: pieno di luce, mare e vento, ma anche di limiti, immobilità e frustrazione. La protagonista sente spesso il bisogno di andare via, di cercare altrove una vita più semplice, ma ogni tentativo di fuga fallisce perché il legame con la terra è troppo forte.
Il mare diventa una barriera simbolica: non solo separa fisicamente, ma rappresenta tutto ciò che trattiene, che rende difficile partire senza sentirsi spezzati. Il cuore vorrebbe scappare, ma resta ancorato alle radici, alla memoria, al sangue.
La figura della madre incarna la voce della tradizione e dell’identità: ricorda che la terra non è solo un luogo geografico, ma qualcosa che vive dentro, come il sangue che scorre nelle vene. È un richiamo potente all’appartenenza, impossibile da cancellare.
Nella parte finale, il brano cambia prospettiva e diventa un messaggio collettivo. Non più solo dolore o nostalgia, ma consapevolezza e riscatto. Restare non significa arrendersi, ma scegliere di lottare, di rompere le catene, di prendersi la responsabilità di cambiare ciò che non funziona.
“Sicilia Bedda” è quindi una dichiarazione d’amore lucida e adulta: amare la propria terra non vuol dire idealizzarla, ma accettarne le ferite, riconoscerne i problemi e decidere, nonostante tutto, di restare.
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