Dal castello di Agazzano al Ponte Gobbo, tante le leggende misteriose nel piacentino, tra diavoli e fantasmi

Ponte Gobbo

Ogni città vanta nella sua storia racconti e leggende misteriose, che ancora oggi, a distanza di secoli, affascinano residenti e turisti incuriositi dalle strane narrazioni tramandate oralmente anno dopo anno. La provincia di Piacenza non è da meno e in questo articolo vogliamo raccontarvi alcune delle storie più interessanti dell’area, con qualche consiglio utile per scoprire luoghi unici, tutti da non perdere.

Per comprendere quanto Piacenza e i suoi dintorni siano considerati una delle zone d’Italia più segnate dal mistero, basti pensare che molti studiosi e appassionati di fantasmi la ritengono la provincia più infestata d’Italia, grazie anche alla presenza di tantissimi castelli e rocche in cui si sarebbero svolti avvenimenti spesso tragici, eventi ricordati nei testi di storia ma non solo.

Uno dei luoghi di interesse per chi ama il tema delle infestazioni di fantasmi è il castello di Agazzano, in cui si aggirerebbe tuttora lo spirito di Pier Maria Scotti. Secondo le narrazioni dell’epoca, Scotti fu ucciso da Astorre Visconti e gettato nel fossato della rocca, ma il suo cadavere non fu mai ritrovato. Per questo motivo, la sua anima sarebbe ancora presente nel castello e darebbe vita a eventi misteriosi, come inspiegabili aperture di porte, rotture di vetri e accensioni di luci.

Altro castello e altro fantasma: leggenda vuole che a Gropparello si aggiri l’anima perduta di Rosania Fulgosio, moglie di Pietrone da Cangiano, colpevole di aver tradito l’uomo partito per andare in guerra. Presa dalla passione, Rosania si lasciò andare all’amore per Lancillotto Anguissola, ma quando Petrone fece rientro si vendicò costruendo una stanza segreta nei sotterranei del castello. Qui, in quest’ambiente mai ritrovato, sarebbe stata rinchiusa proprio Rosania, il cui spirito ancora oggi chiede aiuto nelle notti più ventose.

Storia dolorosa e romantica è quella di Aloisa Anguissola, figlia del proprietario del castello di Grazzano Visconti, che fu abbandonata dal marito capitano di ventura che tanto aveva amato. Distrutta dal dolore, la donna morì presto e la sua anima iniziò a vagare per il castello, tanto da schiaffeggiare gli ospiti se questi non le avessero lasciato dei doni. Proprio per acquietare il suo spirito, un medium consigliò agli abitanti del posto di erigere delle statue in suo onore e di adornarle quanto più possibile per appagare la sua vanità e placare l’immenso dolore che portava sulle spalle.

Restando in tema di fantasmi, altro luogo molto noto agli appassionati è la Rocca d’Olgisio, situata a Pianello Val Tidone: qui ancora oggi sarebbe possibile udire i lamenti dei prigionieri che vi furono torturati, mentre secondo altre testimonianze, in alcune foto del castello sarebbe possibile vedere le sorelle Sante Faustina e Liberata Dal Verme.

Molte storie di fantasmi sul territorio piacentino nascono da dolori legati a storie d’amore tormentate e così è anche per i misteri del castello di San Pietro in Cerro, in cui la giovane Agata, che prestava servizio presso i Conti Barattieri, si innamorò perdutamente di uno scudiero. I due si sposarono, ma il conte Bartolomeo II, che a sua volta era attratto da Agata, fu travolto dalla gelosia e obbligò la donna a sottostare allo ius primae nocits con lui. Il giovane scudiero non trattenne la sua rabbia e pugnalò durante la notte il conte, finendo così per essere arrestato e giustiziato in piazza, mentre Agata si gettò dalla torre del Castello. Oggi tra le mura del palazzo, l’anima della giovane innamorata si aggirerebbe ancora in cerca della sua pace, quella che con violenza e dolore le fu strappata ormai oltre 5 secoli fa.

Non solo fantasmi, però: vi sono storie misteriose sul nostro territorio incentrate sulla figura del Maligno. Leggende che vedono protagonista il Diavolo possono essere ritrovate un po’ ovunque, e non solo nella tradizione medievale, un periodo in cui il personaggio incuteva particolare timore e fascino in tutte le classi sociali. Non mancano, infatti, in giro per il mondo, storie ben più recenti come quella del “Mago di Monte Carlo” François Blanc o di Robert Johnson, che avrebbero stretto patti con il diavolo per avere successo al gioco, il primo, e talento musicale il secondo.

A Piacenza, e più precisamente a Bobbio, ad affascinare la popolazione è la storia del Ponte Gobbo. Si narra, infatti, che il Diavolo avesse incontrato San Colombano, il quale desiderava costruire un ponte per raggiungere più comodamente gli abitanti della zona e portare loro il messaggio del Signore. Il Diavolo si fece avanti proponendo al Santo la costruzione in una sola notte di un ponte, in cambio dell’anima del primo che l’avesse attraversato. Pur accettando, San Colombano trasse in inganno il demonio facendo passare sul ponte un cane. Leggenda vuole, inoltre, che il ponte sia oggi conosciuto come Ponte Gobbo perché gli 11 demoni che ne sostenevano le arcate avevano altezze diverse: da qui la particolare forma della struttura.

Un’altra bella leggenda riguarda la cittadina di Morfasso, in cui avrebbe avuto luogo la storia del signor Battista: questi possedeva un albero che produceva tantissimi fichi, particolarmente pregiati in un periodo di grande miseria come quello in cui avviene il racconto. Il suo vicino Sarvagna, i cui possedimenti si limitavano alle fascine per il focolare, non resistette alla tentazione di rubare qualche frutto, ma per non essere scoperto decise di costruire una lunga scala e di coprire la luna con le sue fascine. Battista, uscendo di casa per il consueto giro di controllo dei suoi alberi, inciampò nella scala e Sarvagna dovette aggrapparsi alle fascine per non cadere giù, rimanendo così bloccato per sempre sulla luna: secondo questa storia, l’ombra che si vede nelle notti di luna piena non sarebbe altro che Sarvagna, il quale, da lassù, ancora oggi guarda i fichi del signor Battista.

Altre particolari storie arrivano poi dalla Val d’Aveto, la vallata al confine con la provincia di Genova tanto apprezzata anche da Ernest Hemingway. A Torrio Val d’Aveto si racconta, per esempio, della morte di due mulattieri colpiti da un fulmine, i cui spiriti si aggirerebbero ancora nel prato in cui avvenne il fatto. Proprio per questo motivo, nessuno ha mai più voluto lavorare in quel campo per non incontrare le due povere anime. A Cariseto, invece, sarebbero ancora presenti le tracce di un uomo che aveva cercato, durante la notte, di spostare il confine dei propri campi per recuperare qualche metro: nello stesso punto, il mattino seguente, si narra che una striscia di fuoco abbia segnato il punto esatto in cui il confine doveva essere riportato.

Ritornando al capoluogo, invece, un’altra delle storie più famose è quella del fantasma di Giulia Landi, apparso nel Cinquecento a Palazzo Landi. Già in una lettera scritta nel 1551, il conte Agostino descriveva infatti di aver assistito a numerose apparizioni della moglie Giulia, deceduta 5 anni prima. La donna, che in queste sue manifestazioni desiderava mostrare il suo amore ancora forte per il marito, secondo alcuni “ghostbuster” sarebbe apparsa in tempi più recenti anche nel castello di Compiano, come dimostrerebbero alcune foto scattate sul posto.

Suggestione? Fantasia? Verità? Probabilmente non avremo mai una risposta definitiva, ma ciò non può che alimentare il fascino e la curiosità intorno a storie così romantiche e affascinanti che ancora oggi, a distanza di tanti secoli, rendono questo territorio ancora più ricco di fatti da scoprire. Per turisti e abitanti del posto, una visita è d’obbligo: ovviamente senza paura ma solo con tanta voglia di conoscere e approfondire.

Photo by Herbert OrtnerCC BY 2.5

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